I trend del 2017: virtual e augmented reality

By 11 luglio 2017News, Social Media Marketing

Poco più di un anno fa è stato reso possibile qualcosa di impossibile. Visitare la Città Proibita di Pechino, sede del potere imperiale delle dinastie Ming e Qing, simbolo indiscusso dell’antica Cina. La cosa ancora più interessante è che lo si poteva fare al MAO di Torino, grazie ad una Virtual Room adibita appositamente per l’evento.

In verità è già dai primi anni ’80 che si sente parlare di virtual reality, ma il mercato e il grande pubblico non erano ancora pronti per recepire e comprendere fino in fondo questa nuova tecnologia.

In anni più recenti invece, si inizia ad assistere a nuovi sviluppi e scenari innovativi che stanno effettivamente cambiando la nostra vita. Ma come? E quanto?

Ci sono in ballo grandi investimenti da parte dei maggiori player del campo (Samsung, Facebook, Google, Sony) perché il raggio d’azione di queste nuove tecnologie potrebbe essere potenzialmente infinito. Entertainment e spettacolo si, ma anche architettura, medicina, scienza, education … Ci sono grandissime prospettive di crescita quindi.

La virtual reality dà vita a un mondo immersivo, simbolico, simulativo e tridimensionale, all’interno del quale l’utente può muoversi esattamente come se fosse nel mondo reale.

Nella maggior parte dei casi, il senso maggiormente coinvolto è quello della vista e, si sa, ad esso rispondono tante nostre capacità: la mobilità, l’equilibrio, la percezione del corpo, per citarne alcune. E comunque uno studio approfondito della fisiologia umana è d’obbligo, per garantire un’avventura quanto più possibile veritiera.

La realtà virtuale si compone quindi di devices e apparecchiature elettroniche (visori, guanti e scarponi inizialmente nati per i gamers) che fanno vivere esperienze “d’altro mondo”, è proprio il caso di dirlo. L’uomo interagisce costantemente con le tecnologie che egli stesso produce e il mondo si articola proprio in base a questa interazione.

Ed ecco perché dallo stato dell’arte possiamo dedurre il futuro successo di queste nuove tecnologie, riviste e migliorate negli ultimi anni.

Si pensa ad esempio che una prossima evoluzione della virtual reality sia indirizzata verso i social network e quindi i prossimi prodotti potrebbero essere delle interfacce, quasi naturali, per far girare grandi quantità di informazioni. “Un giorno, presto, tutti noi avremo il potere di trasmettere la nostra vita, quello che stiamo facendo, ogni volta che vogliamo. In questo modo i nostri amici e la nostra famiglia potranno provare le stesse esperienze come se fossero lì con noi” ha detto Mark Zuckerberg lo scorso giugno al Mobile World Congress di Barcellona.

Samsung e Facebook hanno collaborato alla realizzazione di Gear VR, un visore che regala esperienze visive in mondi immaginari, altamente coinvolgenti e immersivi. E di prodotti simili ne esistono già un bel po’. Ma se esplorare (virtualmente) altre realtà è già possibile, condividere queste stesse realtà e le nostre azioni al suo interno sembra essere il passo successivo. La realtà virtuale potrebbe diventare quindi la piattaforma più social di tutte.

Perfetto. Tutto qua? No, perché c’è qualcos’altro destinato a stravolgere le nostre vite. Il concetto di virtual reality è spesso accompagnato da quello di augmented reality, ormai così pervasiva tutt’intorno a noi da non farci (quasi) più caso.

Realtà virtuale e realtà aumentata hanno nomi simili, ma differiscono tra loro sia da un punto di vista teorico che da un punto di vista pratico. Campi e settori di applicazione sono diversi, così come anche i chip e i software utilizzati. Se la virtual reality dà accesso ad un mondo prima irraggiungibile, la augmented reality “moltiplica” una realtà già esistente, offrendo una sorta di valore aggiunto al mondo in cui viviamo.

Questo vuol dire che, sfruttando immagini dell’ambiente che ci circonda, la realtà aumentata permette di aggiungere informazioni altrimenti non visibili all’utente. Pensiamo ad esempio agli ormai scontati servizi di geolocalizzazione. Ma anche qui i campi d’azione possono essere i più disparati: dall’arredamento (IKEA ha prodotto il proprio catalogo in formato digitale, dotato di realtà aumentata), all’architettura, dall’energia sostenibile, al turismo.

Ed è proprio in questo modo che sta cambiando il rapporto uomo-macchina, ma anche le stesse relazioni tra le persone sono centrali in questo scenario. La fruizione con queste tecnologie è sempre più interattiva, immersiva, coinvolgente, ma anche positiva. Può infatti essere considerata come una maggior creatività, che dà vigore alla società.

Quello che potrà succedere in futuro è per definizione incerto, ma si possono fare delle previsioni: le informazioni saranno sempre più facilmente accessibili, le interfacce saranno sempre più naturali e le emozioni saranno sempre più dirette, quasi aptiche…?

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