Coworking: lavorare per conto proprio, ma insieme ad altri

By 21 luglio 2017Lavori, News

Il lavoro è relazione, si dice. E penso che la maggior parte delle persone possa confermare questa affermazione. E per chi non può farlo, è un vero peccato.

Mai sentito parlare di coworking? Beh, esiste e la rete Cowo ne ha redatto addirittura un Manifesto.

  1. Coworking”, senza le persone che lo praticano, è solo una parola.
  2. Rendiamo il lavoro un’esperienza migliore, grazie alla condivisione quotidiana di spazi e conoscenze.
  3. I coworker non sono clienti. Sono professionisti che lavorano con te.
  4. Facciamo parte di una community allargata, e dialoghiamo.
  5. Nel nostro modello, la relazione viene prima del business.
  6. I nostri skill professionali sono costantemente migliorati dalla community.
  7. Non crediamo nella competizione, e questo ci rende estremamente competitivi.
  8. Il coworking gode della migliore strategia di marketing che si possa immaginare: la felicità.
  9. Il coworking è sempre l’inizio di qualcosa.
  10. Coworking is a labour of love” (Tara Hunt)

Da questi 10 punti si capisce chiaramente di cosa si tratta. Il coworking è in poche parole un nuovo modo di lavorare: uno spazio di lavoro condiviso, in cui si mettono a disposizione strumenti, tecnologie, servizi e idee. Ognuno lavora in autonomia, indipendentemente dagli altri, ma i concetti centrali sono quelli di comunicazione, dialogo e soprattutto condivisione. Non solo di servizi, ma anche di ispirazioni, opinioni, schemi, visioni, immaginazione, prospettive, spunti e chi più ne ha, più ne metta.

L’idea del classico ufficio in cui si dividono gli spazi con i colleghi è ormai obsoleta. Non ci sono più le gerarchie, non c’è un sistema verticale, le decisioni non arrivano dall’alto quindi. Nel coworking le persone sono liberi professionisti, altamente qualificati, che lavorano in maniera indipendente, che fanno di se stessi la propria impresa. E i luoghi sono punti di incontro, di scambio e di creazione.

Uno dei concetti principali è quello di socializzazione, perché in queste realtà si lavora insieme ad altre persone. L’isolamento non fa bene a nessuno. Soprattutto alle idee. Insomma, non si sa mai che conoscendo nuove persone e confrontandosi con esse venga a galla l’illuminazione tanto attesa.

Se conoscevate già il coworking, forse conoscete anche lo smart working: sono due facce della stessa medaglia. L’ultima novità è che, dal 10 maggio 2017, il Lavoro Agile è regolamentato da una legge che lo definisce come “modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa.” In poche parole, se il lavoro è smart, non è d’obbligo dover recarsi tutti i giorni nello stesso ufficio secondo orari prestabiliti. Magari un giovedì abbiamo voglia di andare a lavorare al parco, in mezzo al verde, all’aria aperta. Perché no?

Così sembra tanto facile, ma la mission dello smart working è tutt’altro che semplice o facilmente raggiungibile. La legge ha infatti decretato quelle che saranno le linee guida da seguire: dalla regolamentazione contrattuale, alla parità retributiva fino al diritto al riposo.

In breve, le legge prevede:

  • accordo tra le parti: lavoratore ed azienda possono stringere un contratto di smart working sia se vi è già un contratto in essere, sia in caso di un’assunzione ex novo, sia a tempo determinato che indeterminato.
  • trattamento retribuitivo: pari a quello dei colleghi che lavorano sempre in ufficio
  • diritto al riposo e alla disconnessione: l’orario di lavoro rimane sempre lo stesso (non si è disponibili h24, ovviamente!)
  • sicurezza e salute del lavoratore: il datore di lavoro dovrà informare il dipendente circa i possibili rischi e le malattie professionali, mentre il lavoratore dovrà impegnarsi a rispettare le norme di sicurezza.

Vi sembra che faccia acqua da qualche parte? Si, probabilmente, sicuramente. Ma quello a cui si punta è vivere un’evoluzione che possa portare (grazie anche ad ulteriori regolamentazioni) ad un’ottimizzazione di questo nuovo modo di lavorare, che di vantaggi sembra averne molti. Insomma, si spera che in un prossimo futuro tali criticità vengano risolte.

Certo, per ora sembra ancora lontano questo modo di lavorare, soprattutto per noi italiani fortemente attaccati sia al lavoro che alla tradizione. Ma tra coworking e smart working si spera di proseguire in questa direzione: un positivo mutamento socio-culturale che ha, finalmente, inglobato anche la sezione “lavoro”, asse decisamente (im)portante della nostra società.

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